Psicologia Analitica

Psicologia Analitica

L’APPROCCIO DELLA PSICOLOGIA ANALITICA in breve

 

Tale filone di pensiero, il cui fondatore è lo psicologo e psichiatra Carl Gustav Jung, ancor prima che nella psicoanalisi freudiana, ritrova affinità e parallelismi nella filosofia orientale taoista e nell’Alchimia.
L’approccio junghiano ha la particolarità di considerare la persona nella sua unicità e peculiarità e guidarla nel processo di Individuazione, ovvero  quel percorso evolutivo, volto all’integrazione psichica, che conduce al centro del , alla verità interiore, all’essenza della personalità. Tale percorso non è privo di ostacoli, pertanto l’obbiettivo è sciogliere i complessi e trovare un equilibrio attraverso l’integrazione degli opposti contrastanti, il cui conflitto non gestito porta alle cosiddette nevrosi. La persona è vista all’interno di una immensa cornice che non è soltanto familiare, scolastica, relazionale ed amorosa, ma Universale. Tale approccio tende quindi a non creare categorie ed etichette ma punta ad ampliare la coscienza del soggetto esplorando insieme a lui il suo Inconscio personale e il suo Inconscio collettivo, vale a dire i legami che egli stesso stabilisce non solo con la comunità circostante ma anche con quella collettività sovra-ordinata/universale che trascende la sua storia personale e che contiene tutte le esperienze dell’umanità che ci ha preceduto (archetipi), alle quali noi tutti abbiamo accesso, dalle quali attingiamo, con cui ci confrontiamo e di cui facciamo tesoro.
In che modo? Attraverso l’analisi dei sogni, delle fantasie, dei simboli, delle sincronicità, tramite tutte le espressioni artistiche/creative e soprattutto attraverso il racconto del paziente.
L’Inconscio collettivo è un nucleo primordiale che trae le sue origini da quando è nata la vita umana, pertanto va al di là dello spazio e del tempo (da qui il titolo del mio libro di prosa e poesia “Là dove.. il tempo e lo spazio ci aspettano” – L’Espresso Editore). Per usare una metafora, esso può essere paragonato ad un grande grembo materno che ci tiene uniti e in contatto gli uni agli altri come gemelli eterozigoti, o ad un grande hardware nel quale sono presenti tutti i dati di tutte le persone, mentre in termini psicologici è la struttura della psiche dell’intera umanità. Siamo quindi in continuo contatto sia tra di noi che con l’Universo, e per comunicare non serve necessariamente essere vicini, in quanto ciò che ci unisce è l’energia universale dell’Unus Mundus, un mondo unitario di cui tutti facciamo parte.

 
ORIGINI, SVILUPPI E COSTRUTTI DI BASE
Il termine “Psicoterapia Junghiana” si fonda sui principi della Psicologia Analitica (detta anche psicologia del profondo), una teoria psicologica e un metodo di indagine del profondo elaborato da Carl Gustav Jung (1875 – 1961) e dagli allievi della sua scuola (Marie Louise Von Franz, Neumann e numerosi altri post-junghiani)
L’insieme delle opere di C.G. Jung costituisce un corpus assai vasto e multiforme in cui spazia dalla religione all’alchimia, dalla mitologia all’astrologia, dalla filosofia alla psichiatria.
Jung, per un certo periodo della sua vita fece parte di quel ristretto circolo di psicoanalisti che si riunirono attorno a Freud nella società psicoanalitica di Vienna, collaborando attivamente allo sviluppo e alla crescita delle teorie psicoanalitiche, dal 1906 al 1913. Successivamente, in seguito a divergenze di pensiero, intraprese la sua strada personale fondando il suo orientamento, la Psicologia Analitica appunto.

Uno dei motivi teorico/intellettuali per cui se ne distacca riguarda il concetto di Libido. Jung comincia a sostenere che la libido non si manifesta solo nelle istanze pulsionali individuali, ma anche attraverso il simbolo, visto sia come manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell’umanità, sia come motore della trasformazione del singolo.
A tal fine Jung elaborò una sua teoria dell’energia psichica, secondo la quale,  la libido non è soltanto una pulsione sessuale pura, ma una vera e propria energia psichica generale che si esprime nell’uomo sotto forma di tendenze e desideri.
Essa rappresenta per Jung lo slancio vitale che spinge ogni uomo verso la propria realizzazione (e non solo verso la soddisfazione di pulsioni sessuali). E’ energia psichica, una tendenza spontanea che muove l’uomo verso il suo sviluppo più personale, verso la sua essenza: l’individuazione.

Jung attraverso la sua ricerca va oltre la visione limitata e insufficiente dell’inconscio visto solo come sede dei contenuti rimossi dalla coscienza, riconoscendo l’esistenza di un inconscio comune all’intera specie umana e che ci tiene in un certo qual senso uniti: l’inconscio collettivo. Esso rappresenta l’eredità dell’umanità che ci ha preceduto e i suoi contenuti, gli archetipi, li possiamo ritrovare nei miti, nelle religioni e nella cultura dei diversi popoli.
L’inconscio quindi, è in diretta relazione con le radici della specie (l’inconscio collettivo) e si esprime attraverso il linguaggio archetipico dei simboli, tramite immagini, fantasie e sogni.

Secondo Freud la natura conflittuale della psiche, da cui originano la coscienza e quindi l’Io, è basata sul dualismo libido-istinto di sopravvivenza/libido-istinto di morte. Jung, invece, sostiene che l’Io si trova nel punto di congiunzione tra il Mondo Esterno ed il Mondo Interno, ed è sempre alla ricerca di un punto di equilibrio che cambia continuamente nel corso della vita umana.

Le immagini archetipiche di cui parla Jung sono rappresentazioni interiori di determinate pre-strutture ereditarie, definite archetipi, che l’Io costruisce a partire dall’incontro con la realtà esterna. Gli archetipi sono presenti con la stessa simbologia nell’inconscio di ogni uomo, qualunque sia la sua cultura di provenienza; essi sarebbero quindi transculturali e funzioni dell’ Inconscio collettivo. Le immagini archetipiche più importanti sono quelle di: Persona, Ombra, Anima/Animus e Sé. Esse compaiono spesso nei sogni e hanno la funzione di rivelare al sognatore la possibilità di alternative di confronto con la propria realtà esterna ed interna e fungere da guida attraverso la produzione di indizi utili al proprio cammino.

La Persona rappresenta il ruolo definito che ogni individuo deve avere nella nostra società; in questo senso essa può essere talora molto diversa dalla reale individualità di colui che la interpreta, ma proprio per questo è funzionale a difendere l’individuo da un impatto troppo diretto tra la realtà esterna e la realtà del proprio mondo interiore (è quella che in gergo comune si definisce la maschera).

L’Ombra è simile al rimosso freudiano, ma non esattamente la stessa cosa. Essa non è realmente inconscia e inconsapevole, ma soltanto non consapevole: pertanto se un individuo vuole realmente essere onesto con se stesso è in grado di vedere la propria Ombra.

Per Jung sono invece maggiormente connesse con la realtà psichica più profonda altre immagini archetipiche: l’Anima (Animus o Anima), lo Spirito (il Vecchio Saggio, la Magna Mater etc.) e l’immagine archetipica centrale della psiche, il Sé.
L’Anima rappresenta l’immagine interiorizzata che ogni uomo ha del femminile e l’Animus l’immagine interiorizzata che ogni donna ha del maschile. Secondo Jung, Animus e Anima orientano la scelta dei nostri legami affettivi e rappresentano le istanze più profonde della personalità, quelle che noi tendiamo a proiettare sugli altri; per questo motivo costituiscono il reale strumento di conoscenza dell’inconscio.

Il  viene spesso rappresentato nei sogni da una persona di carattere eccezionale oppure da un animale, che rappresenta la natura istintuale del sognatore ed i legami di questa con l’ambiente esterno in cui vive.

L’inconscio contiene dunque energia psichica che si manifesta nella spinta innata verso lo sviluppo della coscienza di sé, la quale tende ad emergere dando luogo al processo di individuazione.
L’individuazione costituisce per Jung il naturale fine dell’esistenza umana e idealmente, nel corso di questo processo, l’uomo dovrebbe giungere alla scoperta e alla realizzazione dei propri bisogni individuali più profondi.

La psicoterapia Junghiana è indicata prevalentemente per quelle persone che sono motivate ad intraprendere un percorso profondo, mirato all’essenza, all’autenticità e al senso della propria vita, per crisi morali o per la necessità di un contatto diretto con il centro interiore. Indipendentemente dalla gravità del disturbo e dalla sua diagnosi psicopatologica (nevrosi o psicosi), la terapia junghiana mira a ottenere un riadattamento alla realtà, che tenga conto dei bisogni e delle motivazioni più profonde del soggetto.

Tale orientamento esplicita un atteggiamento positivo nei confronti della religione, vista non come dogma ma come esperienza religiosa personale, nel rispetto di tutte le culture, tutte le religioni e tutte le tradizioni. Non stupisce il fatto che Jung rappresenti uno degli autori più apprezzati nell’ambito della nuova era del New Age.