Psicoterapia Creativa

Psicoterapia Creativa

IL MIO METODO:
PSICOTERAPIA CREATIVA

Dr. Matteo Marino

La creatività è una potenza creatrice, un processo creatore di senso, di vita ed energia, verso mete e risultati non solo personali bensì globali, collettivi, pertanto condivisibili e suscettibili di confronto per la nascita di nuovi orizzonti conoscitivi, professionali e relazionali. Ciò che si crea parte dalla volontà, dall’intenzione ma anche dal desiderio e dall’impulso di esprimere la propria natura. La creatività non è solo artistica, ma rappresenta un modo di esprimere se stessi attraverso l’unicità e l’assoluta originalità del proprio essere. Essere creativi permette di tracciare il proprio sentiero che attraversandolo si arricchisce di possibili sbocchi e strade alternative, significa non seguire la massa ma la propria individualità e credere in essa, senza il bisogno di camuffarsi e nascondere i propri sogni e le proprie idee per conformarsi. Essere creativi significa seguire i propri sogni ed osservare i propri incubi.

L’atteggiamento creativo è ciò che contraddistingue un essere umano da un altro, è ciò che permette di farsi conoscere nell’intimità dell’inconscio. La creatività è una dote ma l’atteggiamento creativo si può acquisire, perché ognuno è padrone e co-costruttore della propria struttura di personalità e può trovare il coraggio di accantonare la comoda/scomoda maschera fin ora indossata per lasciarsi andare in una “danza dell’anima”, dove il corpo e la mente si uniscono in un ballo e in un rapporto d’intima conoscenza reciproca. Esprimersi creativamente permette di creare un canale chiaro di comunicazione con l’altro, uno spazio autentico di dialogo ed approfondimenti, per aprire il varco alla strada del Sé, dove il proprio essere può sentirsi a casa (padrone a casa propria) e quindi genuinamente se stesso. Ma l’espressione creativa di sé non è un processo così spontaneo e semplice da avviare ed esternare, spesso è più facile conformarsi e studiare le strategie migliori per apparire chi non si è e nascondere quindi le proprie debolezze, ma tal processo, alla lunga diventa più faticoso e dispendioso di energie che potrebbero invece essere impiegate in un lavoro introspettivo, che è una tappa fondamentale del metodo terapeutico analitico.

Ogni psicoterapeuta segue tendenzialmente un filone di pensiero ed esprime la propria personalità, proprio come il paziente che si rivolge a lui, ma posso parafrasare dicendo che ogni terapeuta ha una sua fonte creativa da cui attinge per trasformare il proprio lavoro clinico in un processo creatore e trasformativo/trasformatore. Questo risultato trascende ed integra la clinica diagnostica e lo si può raggiungere, a mio avviso, solo se si riesce ad uscire dai propri schemi mentali di incasellamento e ad evitare manie di cura a tutti i costi, laddove la meta non è soltanto il curare e dove il compito di noi terapeuti non è quello del Dio salvatore.

Lo scopo primario e imprescindibile è facilitare l’espressione del paziente e tal fine lo si può raggiungere soltanto aprendo la mente ad una infinita possibilità di direzioni oltre a quelle della cura, discostandosi dai preconcetti e provando strade nuove. Il paziente, ancor prima di essere curato necessita di essere preso in carico, e questo non è possibile se non creiamo un ambiente accogliente che faciliti l’emergere dei suoi bisogni, vissuti, sofferenze, idee e non per ultimi i desideri. Questo insieme di atteggiamenti vanno a costituire quello che a mio avviso vuol dire essere, in definitiva, un creativo.  Per addentrarci in un mondo complesso bisogna possedere un insieme di complessi, gli stessi che ci hanno permesso di trovare le soluzioni ad essi e la cui tensione (creativa) ci ha permesso di avviare una collaborazione tra coscienza e inconscio, uniti per uno scopo comune: l’individuazione di sé.
Lo studio e l’approfondimento del mondo dell’arte mi han permesso di aprire la mente al concetto di creatività e al processo dell’espressione creativa, portandomi ad indagare le dinamiche che accompagnano una personalità creativa e geniale alla creazione delle sue figlie opere e alla diffusione della sua fama ma soprattutto alla divulgazione della sua fame, che a denti stretti e fronte accigliata ha mostrato alla collettività senza il bisogno di essere un narcisista. La psicologia analitica mi ha permesso queste indagini e mi ha portato inevitabilmente a delineare e perfezionare teorie personali sulla psicoterapia, trovando nella Psicoterapia Creativa un approccio, che in virtù della sua etimologia (“cura e creazione dell’anima”), si apre ad una più ampia ed eclettica veduta, proprio perché, originando da un metodo maieutico, sintetico e costruttivo quale quello della psicoterapia analitica, ed integrandosi ad essa, non racchiude un solo metodo, bensì un insieme di metodi che si adattano al soggetto specifico, convenendo nell’accezione che sono l’alleanza terapeutica ed il rapporto dialogico e dialettico terapeuta – paziente la condizione necessaria ad avviare ciò che io definisco l’espressione creativa di sé. 
Con tale metodo, l’intenzione è stimolare, nel paziente, la comunicazione tra i due emisferi cerebrali: il sinistro, razionale deputato al linguaggio e alle operazioni logiche, con il destro, dispensatore di emozioni e creatività. Dalla collaborazione tra i due emisferi è possibile giungere ad una sintesi (sintesi creativa) e lavorare in tal modo sulla totalità dell’individuo (del Sé), la cui realizzazione, in un percorso psicoterapeutico, si avvia con il dialogo e l’avvicinamento graduale tra conscio e inconscio. Tale avvicinamento aiuta il soggetto a diventare sempre più consapevole, ed il protagonista motore di tale processo è la relazione terapeutica creativa, che permetterà una nuova narrazione di Sé, non un semplice e freddo racconto della propria storia, bensì un calarsi nelle parti più sconosciute ma non per questo inesistenti del proprio essere, attingendo anche dalle proprie fantasie, sogni ed immaginazione, testimoniando una salda presenza nella propria storia, come imprescindibile ed indispensabile nel percorso di vita fino ad’ora intrapreso, grazie alle decisioni e le scelte che insieme ai segnali archetipici, abbiamo affrontato. Il processo terapeutico creativo si farà così stimolatore di una già predeterminata struttura auto-poietica insita nell’uomo, facilitando, con l’espressione creativa di sé, non solo i pensieri razionali, le congetture e le associazioni verbali, ma creando e lasciando spazio, anche al di fuori del setting analitico, al cosiddetto pensiero divergente, fondamentale per conquistarsi il proprio spazio in una società a rischio di omologazione e sempre più iper-richiedente e pressante.

Il metodo dell’espressione creativa, che accompagna il mio lavoro come strumento ausiliario ai metodi scientifici della psicologia e della psicoterapia, è un valido ed efficiente ausilio con cui mi approccio (e faccio approcciare) sia in ambito didattico che clinico e terapeutico. Nel setting clinico, il paziente ha a disposizione un modo ulteriore per esprimersi, dove le parole e i pensieri possono accompagnare le immagini. In qualità di terapeuta dinamico, posso così effettuare un’analisi degli stati interiori della persona che crea e che esprime se stessa nel tempo e nello spazio della propria essenza, andando ad indagare altre aree della sfera di vita del paziente, altrimenti difficilmente raggiungibili. Allo stesso tempo il paziente si riconoscerà per quello che realmente è, ovviamente adeguatamente guidato ed accompagnato in tale percorso terapeutico.

Nel Novembre del 2014 ho curato ed inaugurato la mia prima mostra personale di quadri e poesie dal titolo “Immagine e Parola nel percorso individuativo e creativo”, presentando al contempo il libro “Là dove.. il tempo e lo spazio ci aspettano”, introducendo l’esposizione con un seminario itinerante sul percorso parallelo e sincronistico dei dipinti e delle poesie, spiegando gli aspetti simbolici e sottolineando l’importanza evolutiva dell’atteggiamento creativo.